Essays
By Carlo Alberto Bottaioli
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Più di un anno fa ho cancellato il mio profilo Instagram. Un anno e mezzo senza l’esposizione quotidiana a contenuti progettati per trattenerti, sempre di più. Una decisione per nulla scontata, che oggi non rinnego affatto.
Ci ho ripensato il 26 agosto 2026, quando poco dopo l’apertura di Wall Street il titolo Meta saliva del 4%. La notizia del giorno: l’azienda aveva accettato di pagare fino a 18 miliardi di dollari per chiudere la causa intentata da una coalizione bipartisan di procuratori generali, che la accusava di aver progettato Instagram e Facebook per creare dipendenza negli adolescenti. Per qualche ora, il mercato ha pensato che fosse una buona notizia.
un conto che si può permettere
L’accordo prevede pagamenti distribuiti su dieci anni, senza ammissione di colpa, e alcune misure concrete: due ore al giorno di limite per i minori, blocco notturno, notifiche spente durante l’orario scolastico. Fanno 1,8 miliardi l’anno, contro un fatturato 2025 di oltre 200 miliardi. Meno dell’1% dei ricavi di un solo anno, spalmato su dieci.
un copione già visto
Dai Facebook Files del 2021 a Cambridge Analytica, fino al Master Settlement Agreement del tabacco del 1998, lo schema è sempre lo stesso: si misura il danno internamente, lo si nega pubblicamente, e alla fine lo si trasforma in una cifra digeribile. Perché il mercato tende a punire l’incertezza, non il danno. E un accordo, qualunque cifra porti con sé, è la fine dell’incertezza.
Nell’episodio completo ripercorro i precedenti, i numeri e la domanda che conta davvero: chi controllerà, tra cinque anni, che quei limiti siano ancora attivi?